Da Roma a Napoli e a Reggio
sventola bandiera bianca
Con il Consiglio cassa continua
la Sardegna straccia tutti
di Giorgio Melis
Roma, Napoli, Bari, Perugia, Reggio Calabria? Fanalini di coda, trascurabili spenditori di fronte a Cagliari. I loro Consigli regionali, come quelli del ricco Nord, appaiono morigerati, austeri, quasi taccagni di fronte alla munificenza del “parlamentino” di una Sardegna stenterella: tranne che per coprire d'oro i suoi onorevoli e addetti. I numeri sono schiaccianti, vergognosi. Tutto il Centro-Sud sventola bandiera bianca di fronte alla maglia nera, al primato disonorevole della nostra assemblea. Bilanci da pezze al culo a confronto con l'opulenza di quelli nuragici.
Subito i numeri, che aggravano il record sardo dopo il disastroso confronto col Settentrione. Dato di riferimento, i costi annuali di Cagliari. Spesa annua, 103 milioni di euro per 85 consiglieri regionali e 160 dipendenti, con una popolazione di un milione 600 mila abitanti. E in Campania, la regione più popolosa del Centro-Sud, a Napoli milionaria? Cifre da pezzenti. Con cinque milioni e 800 mila abitanti, solo 60 consiglieri ma 269 dipendenti, spende 76 milioni di euro, 27 milioni in meno che la Sardegna. E il Lazio, con Roma e tutto quel che significa? Anche lì, roba da poveracci. Cinque milioni e mezzo di anime, 70 consiglieri, 700 dipendenti (tra fissi, precari e lavoratori esternalizzati): ma il Consiglio costa solo 69 milioni di euro, 34 in meno della nostra assemblea.
Roma-ladrona? È Sardegna-pappona,
almeno quella politica
Se Bossi denuncia “Roma ladrona” non dovrebbe gridare anche Sardegna-pappona, almeno per quella politica? Mangiasoldi a tradimento. Chissà cosa dirà quando da Cagliari si chiederanno al governo più fondi. Proviamo a immaginarlo? «Ma andate a lavurà o mandateci i vostri onorevoli… Prima tosate loro». Che si vada sopra o sotto la linea gotica, il discorso non cambia: semmai in peggio per noi. La Puglia con oltre quattro milioni di abitanti, 70 consiglieri, cento dipendenti, spende la miseria di 35 milioni di euro all'anno: quasi 70 in meno della Sardegna. Una differenza pazzesca, sulla quale si dovrebbe scavare per denunciare uno scialo nostrano che straccia tutti.
Perfino la malandata Calabria, assediata dalla malavitosità politica, è molto meglio della nostra isola. Il Consiglio di Reggio costa 44,9 milioni di euro, meno della metà di quello sardo. Eppure i calabresi sono oltre due milioni, hanno solo 50 consiglieri ma con 170 dipendenti. Scadono a quisquilie le spese dei Consigli regionali delle regioni meno popolose. L'Umbria (815 mila abitanti) spende appena 25 milioni di euro per 30 consiglieri e cento dipendenti. La Basilicata (600 mila persone) 21,5 milioni di euro per 30 consiglieri e 137 dipendenti. Il Molise (322mila abitanti), 30 consiglieri e 90 dipendenti, è al minimo: il suo Consiglio costa appena 12 milioni di euro. La terra di Antonio Di Pietro fa una figura strabiliante a fronte della Sardegna centomiliardaria.
Blair, pensione da 90 mila euro
I nostri onorevoli si sbellicano dalle risate
Lasciando l'Italia per un momento, ecco un confronto di giornata nientemeno che con Londra. Col solenne commiato dall'inossidabile regina Elisabetta, Tony Blair ha lasciato Downing Street e l'incarico di primo ministro dopo quasi 15 anni. Anche se declinato per la sciagurata guerra in Iraq, era un leader mondiale. Bene, avrà una pensione annuale di 90 mila euro: da capo del governo di Sua Maestà ne guadagnava 180 mila. Una roba che farà sbellicare i nostri onorevoli e molti funzionari. Il primo dei quali (l'ex segretario generale Lorenzo Pirina) se n'è andato in pensione con una buonuscita lorda di 700 mila euro e una pensione che sicuramente Blair potrebbe invidiargli. Ma in fondo era solo il premier del Regno Unito, mica il capo della burocrazia consiliare sarda.
Anche la Sardegna è un'isola: ma soprattutto una Bengodi politica, mica sparagnina come quella d'oltre Manica, l'ex più grande impero spalmato in cinque continenti. Paragoni forzati? E quando mai, semmai per difetto. Anche perché dal palazzo fumée di via Roma non si è levato un sussurro, una parola, un sospiro o un minimo atto di contrizione. Semmai il muro del pianto e di gomma di chi si ritiene bersaglio e vittima di un attacco scandalistico. Romperanno il silenzio di fronte alle veementi domande contestative che (non) saranno brandite dall'informazione isolana?
Prendi i soldi e scappa, ma soprattutto acqua in bocca. Il silenzio è proprio d'oro, in quel palazzo. Ma la collera popolare monta, si propaga anche senza che le nostre tv pubbliche e private dedichino un servizio penetrante o una delle tante trasmissioni di nani, ballerine, buffoni e politicanti che si strepitano addosso per coprire l'urlo dal silenzio delle contrade sarde: non resteranno per sempre mute e rassegnate al peggio.
Il Lazio risparmioso taglia le indennità
Ma la sensibilità non abita a Cagliari
Non una parola, un atto, una vaga protesta e autocritica, preludio a qualche decisione per depotenziare uno scandalo che comunque monta. Eppure in altre Regioni il problema si avverte, e qualcosa si fa. Con la finanziaria 2007 (approvata a dicembre, nei termini…), il Consiglio regionale del Lazio, pur incomparabilmente più risparmioso di quello sardo, ha provato a sforbiciare qua e là i costi della politica. Decisioni che fanno risaltare la pervicacia dei nostri indifferenti onorevoli. Le indennità dei consiglieri tagliate del 10 per cento: non è tanto ma un grande segnale. Ridotte del 50 per cento le spese di comitati, osservatori e vari organi consultivi. I consigli di amministrazione degli enti pubblici ridotti a solo tre componenti e le loro indennità tagliate del dieci per cento. Le commissioni consiliari limitate a 12.
E in Sardegna? Silenzio, e nebbia attorno ai numeri della vergogna. Avevamo iniziato la nostra inchiesta senza lontanamente immaginare dove ci avrebbe portato, chiedendo che tutte le indennità dei consiglieri (specie quelle esentasse) venissero almeno pubblicate sul sito internet del Consiglio. Figurarsi. Non gli passa neanche per la mente.
Continueremo a fare il raffronto tra la Sardegna e le altre regioni a statuto speciale, che hanno la stessa “anzianità” della nostra ma - Sicilia a parte - sono distanti anni luce finanziari dall'allegra prodigalità nuragica. E chiederemo spiegazioni incalzanti. Non ne avremo dal flemmatico Giacomo Spissu: vicepresidente nell'era rampante del boom spendereccio di Moro Seduto Serrrenti.
Ma Soru perché tace, pur avendo fatto in Regione l'opposto? Parla di costi della politica inaccettabili e da tagliare: ma genericamente, senza puntare al bersaglio grosso che è anche l'arena dove si tenta di matarlo a giorni alterni. Tireremo le somme dopo aver esposto i bilanci di Sicilia, Friuli, Val d'Aosta e Trentino-Alto Adige. La trasparenza e la sensibilità non abitano nella Sardegna politica. Ma è tempo di imporle a furor di popolo. Mai così pochi hanno incassato troppo da tutti. Non può durare all'infinito. Non con i nostri soldi. Procurade, onorevoles, moderare sa tirannia.
:: redazione@altravoce.net ::
Web www.altravoce.net
© 2007 Nesos Editoriale Indipendente srl
Subscribe to:
Post Comments (Atom)
No comments:
Post a Comment