Thursday, March 15, 2007

boh...questa è l'Italia ....

14/03/2007

Ritengo doveroso riportare la copertina del tg della 7 ore 20:00, copio/incollo e condivido...



COPERTINA TG DEL 14 MARZO

Che tristezza. Un giornale scrive che il soggetto A, parlando con il soggetto B, annuncia di aver seguito il soggetto C a zonzo una sera dalle parti di signorine peripatetiche e "travestite".

Ci sono delle foto? Non si sa, non si capisce. Qualcuno comunque le avrebbe viste? Pare di no. E comunque: quale sarebbe l'attività criminosa? Nessuna. Semmai, si potrebbe parlare di situazione inopportuna se però ci fossero prove provate di quanto sopra. Invece, "nisba": niente di niente, per quanto è dato sapere. C'è solo una conversazione captata in un'inchiesta, e basta. E, per dire, se fosse stata recitata per millantare?

Poco importa, nel nostro sgangherato Paese ormai è sufficiente accendere il ventilatore, schizzare "menta" a 360 gradi e via! Così, tutti colpevoli uguale nessun colpevole.

Intorno, il solito quadro come per Bancopoli e Calciopoli (orrendi e pigri neologismi a indicare l'ennesimo scandalo in salsa italiana): intercettazioni rese pubbliche ma selezionate non si sa come, interrogatori amplificati dai media, sentenze anticipate attraverso la gogna cartaceo-elettronica per una vicenda (il "sistema Lele Mora - Fabrizio Corona") in cui, in più, s'intrecciano bella gente, falsi scoop, cocaina, calciatori, fanciulle di buona famiglia e ragazze da "una botta e via" per qualche centinaio di euro.

Il tutto in una insensata corsa per il denaro e il successo, che però porta dritto allo sprofondo, dove non si bruciano le tappe, ma solo le persone.

La nausea è anche verso noi stessi, per il nostro vetero moralismo (di stampo cattocomunista, verrebbe da definirlo) che ci ha reso adulti stanchi e disillusi. Il vagheggiare una società perfetta, improntata al rigore e all'austerità dei costumi, così asettica da risultare noiosa, sarebbe forse ipocrita. Di certo esagerato. Ma lasciateci dire che è in giornate come queste che ci assale, intermittente, languido e sconsolato, il desiderio non già di "cambiare il Paese", ma di "cambiare Paese".




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