NUORO - "Ho perdonato i miei sequestratori" ha detto Giovanni Battista Pinna, meglio conosciuto come Titti, al vescovo di Nuoro monsignor Ignazio Sanna, che oggi si è recato a trovarlo in ospedale. L'allevatore sardo, rapito il 19 settembre scorso e liberato questa mattina, è ricoverato per i controlli di routine al reparto di Medicina Generale.
Commossa la sorella Maria. "Titti - ha detto la donna - è contentissimo, ringrazia Dio e Gesù per la forza che gli hanno dato in questi mesi. Quanto a noi - ha aggiunto - non ci siamo mai sentiti soli. Sapevamo che Titti sarebbe tornato ed è tornato. Ora prenderemo la vita come viene".
Agghiaccianti le condizioni in cui Pinna è stato tenuto per otto mesi. Incatenato dentro una buca, a poca distanza da un casolare già individuato. E' stato trovato con i vestiti stracciati, le catene che gli segavano le mani. Dimagrito di 20 chili, era sostanzialmente in buone condizioni di salute, nonostante una certa disidratazione.
In questi mesi ha conversato con i sequestratori. Si sono anche lamentati di essere stati definiti "lupi" dal vescovo di Sassari, Paolo Atzei.
Titti Pinna ha ringraziato i sardi per la solidarietà manifestata: in particolare sia l'ex ostaggio che le sorelle hanno voluto rivolgere un particolare pensiero alla famiglia di Nirpaul Matharu, il giovane di 15 anni morto di incidente a Nuoro nel novembre del 2006.
Prima di morire, il giovane studente dell'Istituto d'arte si era impegnato a realizzare un murale a Bonorva a sostegno delle iniziative promosse in paese per richiamare l'attenzione sul rapimento.