"Bambino che corre su letti di sabbia,
sangue che scorre in piena nel fiume,
bambino che corre con odio e con rabbia"
Dio che piange in un bellissimo maledetto giorno,in un luogo dove i sogni diventano fulmini che squarciano il cielo.
E' andato via leggero, Enrico, di lui soltanto piccole tracce scure rimaste sulla prima neve.
L'attimo di un sospiro che soffia nel vento.
Rientrando a casa, neanche il coraggio di chiamarlo per nome,
così
tre colpi
poi tre colpi ancora.
Giorgina e mamma hanno sentito, capito, visto tutto;
un colpo una fitta;
vite che si spezzano in mille milioni di parti.
Sangue, urla, lacrime.
Putrido odore di fiori recisi, di morte e cipresso.
Inesorabile,crudo, assordante silenzio.
Un ictus ed anche mia madre si è spenta; qualche anima semplice sostiene sia morta per l'eccessivo dolore.
Giorgina è andata via il mese scorso "Troppa tristezza per vivere qui dentro una vita intera".
Ma io, ancora lo guardo,Enrico, seduto in soggiorno, con i piedi sul tavolino,tutto avvolto dentro il giornale.
Giorgina lo rimprovera ed Enrico sorride bello come il sole, ripiega lentamente il giornale, si alza di scatto e comincia ad abbracciare e baciare con forza nostra sorella!
Vedi come se la ride il ruffiano!
Adesso resto qui, in quella che fu la casa di mio padre e di suo padre, con quella calma e quella ragione che da sempre mi aiutano a mantenere l'adattamento pacifico di un individuo ben pensante,quello stato amichevole, nonostante tutto.
Guardo i miei vestiti, le mie scarpe che lentamente sbiadiscono ed ancora sento il terrore tra le mani, la disperazione;
mi nutro di respiri per non morire di fame d'affetto.
Scrivo sempre moltissimo;
moltissimo di niente.
Cerco verità che vanno oltre l'originale consentito.
L'epilogo non sempre è gradito.
Immagina che un giorno un estraneo decida arbitrariamente di modificare il tuo destino, di intromettersi e sconvolgere quella costruzione umana che tu gelosamente hai custodito, che, in sostanza, spenga quella piccola luce colorata carica di illusioni e di sogni lasciandoti spoglio e nudo, confuso da una nebbia non percepita dagli occhi, ma consistente, che pare volerti stritolare.
Ti rimangono impresse nella memoria e nel volto parole di disgusto, emozioni comunque lucide, rabbiose che costantemente fuggi, per non aggiungere altro dolore.
Non puoi correggere le azioni anche se ugualmente soffri e gioisci.
E così, in una splendida notte di Maggio, prima di rientrare a casa, scesi dall'auto....
con la stessa cortesia che aveva riservato a mio fratello....
neanche il coraggio di chiamarlo per nome
tre colpi
poi tre colpi ancora.
Ogni colpo un respiro, un sollievo.
Cerca di comprendere.....fu per amore.
Friday, December 15, 2006
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